Codice: 978-88-98838-24-0
Autore: Elena Blancato
Editore: Talos edizioni
Anno: 2015
Genere: Narrativa Italiana - Racconti
Prezzo libro: 12.0 €
Prezzo PDF: 0.0 €
Nº pagine: 88
Dimensioni: 13*20 cm
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Eccomi qui a porgere questa “premessa” al nuovo libro di Elena Blancato. Naturalmente sarò breve, perché una premessa deve essere tale e non rubare spazio ed attenzione all'eventuale lettore. Dico “eventuale” perché in genere questi scritti che precedono l'opera vera sono debitamente ignorati da chi legge. E a questo proposito, contrariamente alla promessa di taciturnità, lasciatemi dissentire dai titoli generalmente usati di “introduzione”, “presentazione” ecc. “Introduzione”: Cosa vuol dire? Io, anzi IO ti introduco, lettore ignorante nel contesto dell'opera che altrimenti senza la mia mirabolante pagina (che purtroppo diventano spesso pagine), senza queste righe ispirate non saresti capace di capirne il senso da solo. Doppio insulto al lettore sottinteso bovaro e all'autore supposto deficiente. “Presentazione”: Ahi, ahi, come a dire: “Guarda, io grande genio, scrittore di fama internazionale (internazionalità data in pratica dal coniuge, dai figli, dai genitori ed eventualmente dalla donna a mezzo servizio) benignamente mi presto dall'alto della mia fama (o fame) ad introdurre quel miserello d'un autore che senza il mio magnanimo intervento rimarrebbe confuso tra gli ignoti e gli ignavi. L'unico titolo esatto, traduzione in certo senso del francese “avant-propos” rimane quindi “premessa”. Pre-messa. L'essenziale è la messa, l'opera dell'autore. Il pre sono chiacchiere, magari un po' a vanvera che vengono elargite, con buona probabilità di essere ignorate e saltate, al lettore smaliziato. Mi scuso per questa divagazione (questa sì, davvero lunga!) e ritorno al soggetto di questo scritto: il nuovo libro di Elena Blancato: “Gli spiriti del Carso”. Già con il titolo l'autrice si è in un certo senso impegnata in un campo che non potrà essere solo sogno, fantasia. Il Carso infatti, oltre che unico nella sua suggestione, è anche selvaggio, duro. E questa sua caratteristica non può non essere rispecchiata o addirittura ignorata in un testo ispirato sì alla fantasia; ma pure all'ambiente aspro del nostro altopiano, e così ai suoi personaggi, alle sue narrazioni. Il Carso non ammette certo “eau de rose” o “mondo dei buoni”. E la nostra autrice è perfettamente conscia che le sue leggende, i suoi racconti, devono riecheggiare questo carattere unico di bellezza suggestiva, ma ruvida, asprigna. Vedi, uno per tutti, l'ultimo capitolo “Il vecchio sole che non voleva morire”. Niente più nuvoletta rosa, ma nembo grigio, scuro che pare minacci grandine e tempesta... Allora l'autrice si è tradita, o meglio ha tradito la sua caratteristica peculiare per cui i suoi scritti appaiono quasi oasi lievi e sognanti di poetica bontà? Niente affatto, e questo ci prova un ulteriore sviluppo della capacità narrativa di Elena Blancato. Perché questi nuvoloni plumbei, come tutti i vapori rosati o neri che siano, si dissolvono per un soffio d'aria pura, o sotto il calore dorato dei raggi solari. Così queste leggende rimangono un po' nella mente - o nel cuore - del lettore come uno squarcio inferto al mondo pragmatico in cui viviamo: la poesia non è solo dolcezza e sorriso: vive nell'animo di chi scrive. Nella sua fede in uno spazio che vibra al di sopra delle materiali contingenze in cui la non/civiltà odierna ci obbliga a respirare. E questo è il mondo al quale Elena, con “Gli spiriti del Carso” ci induce a credere e a privilegiare, sottraendoci per un attimo alle contingenze materiali di una realtà arida cui la parte migliore del nostro spirito si rifiuta di aderire. Spiro Dalla Porta Xydias